M&A e AI: moltiplicatore di opportunità

La prima operazione M&A eseguita dall'Eilla AI in Europa ha fatto notizia. Proviamo ad andare oltre il titolo.

L'AI non ha negoziato, non ha letto le persone dall'altra parte del tavolo. Ha fatto ricerca e contatto, con una precisione e una scala prima inaccessibili a chi non aveva relazioni o database costosi.

Il problema strutturale del M&A non è mai stato il costo delle transazioni, ma che la platea di potenziali acquirenti è molto più ampia di quella raggiungibile attraverso le relazioni di un singolo advisor. Colmare quella distanza richiedeva un'infrastruttura che solo i grandi operatori potevano permettersi. Gli altri si accontentavano di processi imperfetti, talvolta inefficaci.

I dati finanziari non bastano.

I parametri di bilancio si aggiornano una volta l'anno. I segnali reali sono continui e quasi sempre non strutturati: il sito rifatto, la fiera internazionale, il comunicato su una nuova linea di prodotto, l'assunzione chiave. Prima dell'AI, processare questo su scala era praticamente impossibile. Oggi è gestibile in automatico.

Il risultato pratico: non una fotografia, ma un film che evolve in tempo reale.

Come lo uso io.

Ho costruito un sistema di ricerca e analisi completamente personalizzato. Oltre ai parametri finanziari e ai registri pubblici, la parte più utile è l'arricchimento con segnali qualitativi: se cerco aziende con prodotto proprietario, posso configurare il sistema per riconoscerle (menzione di brevetti, sezioni R&D, il modo in cui un'azienda descrive sé stessa). Attività che prima richiedevano tanto lavoro manuale su ogni singola azienda, oggi sono gestibili in automatico. Così è possibile ottenere una lista di target molto più aderente alle caratteristiche ricercate. Gli advisor arrivano dopo, quando c'è da gestire la relazione, da negoziare, da eseguire il deal.

Vale anche per chi vende. Una PMI che vuole uscire può oggi accedere a un patrimonio informativo enorme, senza i database costosi che fino a ieri erano riservati ai grandi. Il caso di CreateX e Native Digital, due agenzie digitali dell'Europa dell'Est acquisite da una società quotata svedese, lo dimostra concretamente: il processo è passato dall'outreach alle prime offerte in 15 giorni. L'acquirente non sarebbe mai emerso attraverso le relazioni tradizionali, identificato con un'analisi approfondita di deal simili chiusi in passato. Una delle due aziende aveva ottenuto un solo NDA con un advisor classico. Con Eilla AI, nove.

Non è un fenomeno isolato: negli Stati Uniti, piattaforme analoghe operano su questo modello da anni, servendo fondi di private equity e team di corporate development. Eilla AI porta lo stesso approccio in Europa, con un focus specifico sulle PMI.

Quello che non cambia.

L'AI ottimizza il primo appuntamento: chi incontrare, quando, con quale approccio. Il matrimonio è un'altra cosa.

La negoziazione, la fiducia, il prezzo emotivo della cessione di un'azienda costruita in vent'anni: questo resta umano, sempre. Le PMI sono storie imprenditoriali fatte di persone, radicate in contesti geografici e settoriali specifici. La distanza culturale, la dipendenza dai fondatori, la complessità di cogliere e soddisfare le aspettative non spariscono perché la tecnologia ha trovato la controparte giusta.

Anche quando sappiamo di essere fatti l'uno per l'altra, non è detto che riusciremo a sposarci.

L'AI applicata all'M&A oggi è un moltiplicatore di opportunità, per chi sa come usarla.
Per ora, in pochi lo fanno.

Fonti