Neko Health e la privatizzazione della prevenzione sanitaria con l'AI
I 700 milioni di dollari raccolti da Neko Health il 15 luglio, con Lightspeed e O.G. Venture Partners a guidare il round e un cap table che va da Mark Zuckerberg a Maria Sharapova, hanno tutte le caratteristiche di un round che costringe a prendere sul serio un'azienda. Ma le cifre più significative sono le oltre 100.000 persone in Svezia e nel Regno Unito che si sono già sottoposte allo scanner corporeo di Neko, e le tre su quattro che pagano in anticipo la scansione dell'anno successivo prima ancora di lasciare la clinica.
Fondata nel 2018 da Hjalmar Nilsonne e da Daniel Ek, co-fondatore di Spotify, Neko Health vende una scansione non invasiva di sessanta minuti, senza radiazioni, che combina sensori proprietari e prelievo del sangue per raccogliere milioni di punti dati sul corpo di una persona. Lo scanner valuta lo stato della pelle, nei e macchie comprese, i biomarcatori del pre-diabete, le anomalie del sangue e i fattori di rischio legati a sindrome metabolica, ictus e infarto. I risultati arrivano sul posto in pochi minuti e vengono discussi di persona con un medico, che resta lo specialista che interpreta i dati e prende una decisione.
Un singolo passaggio nello scanner genera circa 50 milioni di punti dati, una quantità che nessuno può leggere a mano. Qui l'AI svolge il compito più ovvio, ridurre quella massa a una manciata di segnali che vale la pena mostrare al medico, separando il neo innocuo da quello da rimuovere e un'oscillazione fisiologica da un'anomalia. Neko costruisce in casa hardware, software ed esperienza, e l'ultima generazione di dispositivi (Derma-2, Echo-2, Spectrum-2) incrementa l'accuratezza dei segnali raccolti su pelle, cuore e circolazione automatizzando i passaggi che prima richiedevano personale. Ma su una scansione isolata l'intelligenza artificiale può fare poco più che confrontarti con un intervallo di riferimento generico, calcolato su milioni di sconosciuti, e dirti se cadi dentro o fuori.
Il salto avviene alla seconda scansione. Quando un membro torna, la sua fotografia diventa una serie temporale e il metro di paragone smette di essere lo sconosciuto medio per diventare se stesso un anno prima, e il modello impara cosa è normale per quel corpo, tanto che uno scostamento che in una media di popolazione si perderebbe nel rumore emerge come segnale. È questo asset che i 700 milioni pagano, molto più dello scanner e del modello di business. Con oltre centomila corpi misurati e un tasso di ritorno del 75%, Neko accumula il materiale di addestramento di qualcosa che in medicina non è quasi mai esistito su questa scala, un archivio longitudinale di persone sane. La ricerca clinica ha sempre studiato bene i malati e male i sani, perché i sani in ospedale non ci entrano. Chi possiede il registro di come si muove nel tempo un corpo che sta bene possiede la definizione stessa di ciò che è normale, e da lì la capacità di stabilire quando qualcosa smette di esserlo. È un asset proprietario e non un bene pubblico, e si accumula una scansione alla volta.
Da questa base Neko trae il suo dato più forte, che va preso per quello che è: un'analisi interna e non uno studio controllato. Cinque biomarcatori su sette migliorano in modo statisticamente significativo tra la prima e la seconda scansione, e tre membri su quattro con condizioni gravi già individuate risultano poi in salute o con la patologia sotto controllo.
C'è poi un secondo livello, ed è economico. Neko non chiede nulla a un'assicurazione né a un servizio sanitario nazionale, ma fa pagare direttamente la persona, 299 sterline a scansione, in un modello più simile a un abbonamento che a una visita. È una prevenzione che scavalca il pagatore tradizionale, il che la rende insieme veloce e strutturalmente esclusiva. La prevenzione che Neko vende è disponibile solo a chi può metterci trecento sterline l'anno. Se il modello scala, la fotografia ad alta definizione della propria biologia diventa un bene di status, un vantaggio di salute che si compra sopra il sistema pubblico e sopra l'assicurazione, non attraverso di essi.
Resta aperta una domanda scomoda. Misurarsi in continuazione ha davvero senso clinico? Lo screening di massa degli asintomatici è una delle questioni più controverse della medicina. Cercare in un corpo sano produce inevitabilmente falsi positivi, reperti incidentali, ansia e a volte procedure che fanno più danno del problema che avrebbero dovuto prevenire. Non è dimostrato che anticipare ogni segnale allunghi la vita, e Neko sposta una parte di questo rischio sul medico in clinica senza eliminarlo. Il paradigma che propone, non più il tuo corpo confrontato con una media di popolazione ma con il tuo corpo di ieri, è intellettualmente seducente e ancora privo di prova su larga scala.
Nel frattempo, però, qualcosa Neko lo fa di sicuro. Rassicura chi esce dalla clinica con i valori a posto, risponde a una domanda di mercato reale e crescente, e incassa. Sono tre risultati concreti, e nessuno dei tre coincide ancora con la prova di aver reso qualcuno più sano.
Entro l'anno Neko aprirà la sua prima clinica statunitense a New York, primo di più siti previsti oltreoceano, e nei prossimi mesi porterà i dispositivi di nuova generazione in tutte le cliniche esistenti, da Stoccolma a Manchester a Londra. Il mercato, intanto, si sta popolando. Perfino Midjourney, il laboratorio noto per la generazione di immagini, ha annunciato un proprio scanner corporeo da inserire in un'esperienza termale a San Francisco. La scommessa di Neko è che l'integrazione verticale e i dati già accumulati siano un vantaggio difficile da replicare.
L'achievement di Neko Health, a oggi, è operativo più che clinico. Ha dimostrato che esiste una domanda solvibile per la prevenzione, che le persone tornano, e che un'azienda può costruirsi in casa l'intero stack di sensori, modelli e dati che serve a renderla scalabile. Quello che ancora deve ai suoi centomila membri, e ai milioni a cui aspira, è la prova indipendente che tutto questo non solo si vende bene ma allunga o migliora davvero le vite. Fino ad allora, il round da 700 milioni finanzia il sistema più ambizioso e più ambiguo che l'AI applicata alla salute abbia prodotto finora, un sistema che misura magnificamente i sani, li fa tornare, e non sa ancora dire se li stia curando o soltanto osservando.