Nuovi capitali in arrivo per il tech europeo
Per anni il problema dell'ecosistema tecnologico europeo è stato identificato nell'assenza di capitale. Le aziende nascevano, si sviluppavano fino a un certo punto per poi emigrare verso altri lidi per assenza di investitori disposti a sostenere round di scala. Due iniziative distinte — una nel Regno Unito e una a livello comunitario — hanno messo sul tavolo risorse reali per provare a correggere questo deficit strutturale.
L'8 giugno 2026, la ministra britannica per la Scienza e la Tecnologia Liz Kendall ha presentato al London Tech Week l'AI Hardware Plan: un programma da £1,1 miliardi focalizzato su chip, semiconduttori e infrastruttura computazionale. La logica del piano è quella del cliente pubblico come leva di mercato: il governo non si limita a finanziare la ricerca, ma diventa il primo acquirente di tecnologie da startup britanniche, prima che queste abbiano raggiunto una scala commerciale rilevante. Il centro del piano è un supercomputer nazionale da £750 milioni, mix di chip standard e processori di nuova generazione, che si prevede sarà operativo dal 2030. A questo si affiancano fondi per lo sviluppo di chip proprietari e per la formazione specialistica, nonché un fondo da £150 milioni della British Business Bank co-gestito con Playground Global per accompagnare le aziende hardware domestiche. Il mercato globale dei chip AI è atteso a mille miliardi di dollari nei primi anni Trenta: il Regno Unito si sta muovendo per catturarne una fetta significativa.
Allargando il punto di osservazione all'intero continente, la Commissione Europea ha assegnato a EQT, il gestore svedese di private equity, il mandato per il nuovo Scaleup Europe Fund da €5 miliardi, scelto in una selezione competitiva che comprendeva Atomico, Eurazeo e Vitruvian. Il fondo è dedicato a startup deeptech europee attive in aree come quantum computing e AI. Al termine del 2025, circa €2,5 miliardi risultavano già sottoscritti: €1 miliardo dal European Innovation Council e €1,5 miliardi da LP privati tra cui Novo Holdings, CriteriaCaixa, Santander/Mouro Capital, APG Asset Management e la famiglia svedese Wallenberg.
Le due iniziative non rispondono alle stesse domande. L'AI Hardware Plan britannico è un intervento verticale sulla filiera dell'hardware AI, con una logica di domanda pubblica come leva per creare campioni nazionali; il Fondo Scaleup Europe è uno strumento finanziario orizzontale, progettato per colmare il gap di round di crescita che spinge le scaleup europee verso mercati esteri o verso acquisizioni premature. Condividono però una premessa: senza un'infrastruttura di capitale pubblica o ibrida, l'ecosistema tech europeo non riesce a competere strutturalmente con quello americano o asiatico. Il timing non è casuale: il dibattito sulla sovranità tecnologica europea si è trasformato negli ultimi due anni da tema accademico a priorità politica concreta, con fondi realmente allocati.
Restano aperti i problemi di esecuzione. I fondi pubblici in ambito tech hanno una storia di allocazioni lente, criteri burocratici e rendimenti sotto le attese rispetto al mercato privato. EQT dovrà dimostrare che un veicolo finanziato con capitale pubblico-istituzionale, ma gestito da un gestore privato, può muoversi con logiche di efficacia ed efficienza. Il piano britannico sarà giudicato sulla capacità del governo di agire davvero come cliente anticipatore e non solo come finanziatore per una filiera che oggi dipende ancora largamente da fornitori extra-europei.