Big Trend
L'AI ucciderà il SaaS! Sì, ok, ma anche meno…
È la narrativa del momento. Come sempre: amplificazione estrema di segnali reali.
Le minacce AI per i software esistenti sono concrete e vengono da almeno tre direzioni. I competitor AI-native partono senza debito tecnologico e senza legacy di mercato: costruiscono tutto dall'inizio, liberi da qualsiasi vincolo ereditato. I modelli LLM sono ogni giorno più capaci di svolgere autonomamente task che fino a ieri richiedevano un software specifico. E c'è l'auto-build: strumenti come Lovable, Replit e Bolt permettono a team interni di sostituire licenze SaaS con tool funzionanti, costruiti su misura, in poche ore e con un bassissimo investimento.
Eppure i software esistenti sono tutt'altro che indifesi. Chi è già sul mercato ha asset che nessun player AI-native può replicare facilmente: disponibilità di dati, conoscenza profonda dei need specifici del cliente, relazioni consolidate, capacità di testare su scala reale.
Il fossato regge ancora, per ora…
Le opportunità dell'AI sono due: efficientamento — sviluppo più veloce, costi più bassi — ed espansione — nuove funzionalità, nuovi ricavi, pricing superiore. Entrambe reali, entrambe accessibili. A chi agisce.
Il castello è ancora più difendibile se il software è mission critical o fortemente verticale. Più si è nel cuore dei processi del cliente, più si è specializzati su un settore, più si è difficili da sostituire. I software che presidiano un processo specifico, con dati specifici, in una nicchia specifica sono decisamente meno esposti al rischio AI.
Attenzione però: nessuno di questi vantaggi è permanente. Il momento giusto per integrare l'AI nello stack tecnologico del tuo prodotto non è quando lo faranno tutti. È oggi, mentre hai ancora i clienti, i dati e le risorse per farlo in maniera strutturata — magari prima degli altri.